il terzo mondo fortunatamente è a un tiro di schioppo

6 luglio 2012 § Lascia un commento

La mia mamma portoghese si chiama Lurdes (misspelling, sì!), ha un sedere ENORME e in realtà è una valchiria. Ha dei forti problemi di logorrea e spero non di altra -rrea, altrimenti siamo finiti.

Il mio posto preferito è la cucina, perché la mamma portoghese ci tiene un sacco di cose. Esiste una dispensa infinita, piena di cose per fare colazione, soprattutto: tutti i tipi di cereali (TUTTI), pane, farine di vario tipo, cacao in polvere, il corrispondente portoghese dell’ovomaltina, 2 tipi di caffè, 3 tipi di zucchero, TUTTE le spezie del mondo, 6 tipi di olio diversi, innumerevoli teste d’aglio, riso, pasta, infusi e thé (tantissimi). Poi c’è la dispensa della dispensa, cioè le scorte di tutto ciò che ho già detto sopra, più tonno, tutti i tipi di sacchetti-gelo, 4 rotoli di alluminio (!) e carta forno. Credo che non le piaccia molto la pellicola trasparente, perché non ce n’è traccia.

Ma la cosa che più preferisco è questo:

L’ho soprannominato IL VINO DEI MORTI.

Non lo beve mai: secondo me lo offre ai nemici o lo rifila alle persone antipatiche (e apprezzo molto il fatto che non me l’abbia ancora offerto). O forse lo beve il suo compagno o suo figlio, quando vengono a trovarla.

L’altro ieri, mentre beveva il caffè seduta sul divano, mi ha spiegato che le piace tantissimo bere il caffè seduta sul divano, ma preferisce farlo in inverno, perché riesce a scorgere il Castelo de São Felipe. Era molto dispiaciuta per il fatto che in questa stagione non si riesca a vederlo il castello, per via del fatto che il fogliame degli alberi sotto casa copre il paesaggio (ha proprio detto paisagem). Mi spiegava che d’inverno, quando i rami sono nudi, senza foglie, si vede bene il castello, che spesso è avvolto dalla nebbia, per cui sembra che sia sospeso nell’aria.

Un altro aspetto entusiasmante della cucina è il fatto che credo sia il luogo più pericoloso al mondo, secondo solo al reattore numero 4 di Chernobyl, il giorno 26 aprile del 1986. Ci sono due bombole di gas GIGANTI, una vicina all’altra, la prima collegata al fornello, la seconda al boiler, quell’aggeggio che serve per riscaldare l’acqua.

Per accendere il boiler bisogna aprire la bombola del gas corrispondente, munirsi di un fiammifero, accenderlo, girare una delle 2 manopole del boiler, inserire il fiammifero nella fessurina e sperare di non morire. Poi ci si può fare la doccia. Mentre mi faccio la doccia, sono sempre convinta che in cucina si stia consumando un incendio e che, una volta uscita dal bagno, troverò almeno 5 vigili del fuoco morti carbonizzati.

Poi invece esco, mi rincuoro d’essere viva, rigiro la manopola e richiudo la bombola. Fiù.

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