C’è un treno che parte alle 07,40. Il mio però alle 07,55

25 dicembre 2012 § Lascia un commento

Ore 07,00: sveglia.
Ore 07,31: fuori di casa.
Ore 07,45: “ma come cazzo è possibile che io sia così in ritardo?!”. Corsa.
Ore 07,53: “LA PREGO. MI ASPETTI. LA PREGO” fischio del treno. bestemmia pensata.
Ore 07,54: salita. fiatone, sudori, quasi-svenimento “scusate…devo sedermi”
Ore 07,55: fischio del treno. Si parte. “Stai tranquila. Ora tuto bene. Respira”

Ieri ho cucinato tutto il giorno; ho sopportato mio padre che ha messo il becco in tutto quello che facevo; ho sopportato un’anoressica convinta di avere la cellulite sul culo (che non si rende conto di non averlo proprio il culo), che è entrata in cucina rompendo il cazzo a tutti, convinta che per lei non ci fosse niente da mangiare, dunque doveva tagliarsi il radicchio e farmelo infornare fra i primi e i secondi. Per la cronaca, erano TRE settimane che pensavo ad alternative vegetariane per il tuo culo rinsecchito, stronza. E fra il primo e il secondo avevo già 5 teglie da infornare una dopo l’altra ma, NON TI PREOCCUPARE, metterò anche il tuo radicchio del cazzo in forno.
Mio papà insopportabile, che odia i parenti altrui perché non ne ha di propri.
La serata finisce all’1, punto la sveglia. Esco puntuale da casa; mi dirigo da sola a piedi verso la stazione; corro come una demente per non perdere il treno; per grazia concessa dal capotreno riesco a non perdere l’unica corsa possibile per non perdere la coincidenza per Milano Centrale, dove mi aspetta mio cugino, ché poi andiamo a casa di mia zia per il pranzo-cena-colazione del 25 dicembre.
In tutto ciò, il primo contatto umano di sta mattina l’ho avuto con gli ucraini presenti sul treno, pieni di frigoverre e borsoni di plastica: mi hanno compresa, si sono sincerati che stessi bene. Io l’Italia e la mia vita la voglio piena di extracomunitari che mi dicono “ciao bela” e che (mi) sorridono per nessun motivo al mondo e che mi chiedono se sto bene se salgo sul treno che sembro una fetta di lardo al sole del 15 agosto: sudata e puzzolente.

Allora, io gli auguri di Natale ve li faccio. Però, vi prego, non rompetemi il cazzo dicendomi che sono il grinch, perché porco dio.

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