Ho un lavoro

5 settembre 2013 § Lascia un commento

Dopo 4 anni di richieste inviate invano, la mia università ha finalmente deciso di darmi l’opportunità che sognavo da sempre: fare la centocinquantista.

[definizione – I centocinquantisti sono studenti che fingono – nella maggiorparte dei casi – di fare gli assistenti dei bibliotecari. I centocinquantisti vengono pagati dall’università, che è l’unico modo legalizzato per riprendersi i soldi che essa ti ruba.]

Tre settimane prima della mia partenza per Timor ho ricevuto la telefonata di una signora scocciata che mi chiedeva se fossi disponibile a svolgere le centocinquanta ore come Valletta Lauree.
[definizione – Le Vallette Lauree sono studentesse che devono stare di fronte alla porta dell’aula delle lauree, fare l’appello dei laureandi, calmare i parenti agitati facendo in modo che non parlino in modo troppo concitato e a voce alta, far entrare i laureandi, far uscire i laureati e i loro parenti dall’aula delle lauree, invitare le allegre compagnie a levarsi gentilmente dal cazzo. Tendenzialmente le Vallette Lauree devono sorridere molto e rispondere a domande imbarazzanti, tipo “Scusi, signorina, dove è un bagno che mi si muove la dentiera?”. Dunque è un lavoro che decisamente non fa per me, nonostante io abbia già avuto modo di sfoggiare sorrisi in altri contesti.]
Ho dovuto rifiutare, per via del viaggio. “Però a maggio torno!”, avevo detto alla voce femminile scocciata che mi aveva telefonato tre settimane prima della mia partenza per Timor.

A giugno mi ha chiamata un signore dalla voce calma e gentile chiedendomi se fossi disponibile a svolgere le centocinquanta ore nella biblioteca di “Sì, sì. Ci sono”. “Sarebbe da settembre, può andare?” “Sì, sì. Benissimo.”. Il signore gentile naturalmente non sapeva che dietro a quelle risposte decise non si nascondeva una ragazza decisa bensì un bisogno primario e disperato.

IL BISOGNO DEI SOLDI.

Come spesso accade quando ti serve qualcosa in modo moderatamente disperato e urgente, avere fretta non aiuta. Non aiuta nemmeno pensare in continuazione Ma perchè cazzo non richiama. Come ogni bravo spacciatore che si rispetti farebbe, il signore dalla voce calma e gentile per richiamarmi ci ha messo un bel po’; quando praticamente stavo per cominciare a rosicchiarmi le ossa delle dita (dopo aver mangiato tutte le unghie, essermi scarnificata le falangette e rischiato di morire per dissanguamento), placido come i gatti quando dormono a pancia in su, mi richiama il 30 agosto alle 17 del pomeriggio.

Allora Carolina, ci vediamo il 2 settembre per i dettagli?

Benissimo. Nella biblioteca di Scienze del Linguaggio, vero?

No.

Ah, allora a Ca’ Vendramin!

No.

Ah. E dove, scusi?

A Ca’ Cappello, il Dipartimento di Studi Euroasiatici a San Polo… lo conosci?

Ah sì, certo. Adesso ho capito.

A che ora preferisci?

Per me è indifferente, mi dica lei.

Facciamo alle 10,00?

Perfetto. Devo chiedere di qualcuno quando arrivo?

Sali al primo piano. Ad accoglierti ci saranno tutti i responsabili del dipartimento con collane di fiori e bottiglie di champagne.

Ah, che bello! Allora mi vesto bene!

Nella mia personalissima scala di giudizio e valori ero (e sono) assolutamente convinta di aver colpito l’attenzione del signore placido: lui mi aveva appena detto Guarda che sono un tipo sarcastico; io gli avevo risposto Carino, non sai con chi hai a che fare.

Il 2 settembre arriva, inesorabile e, inesorabile, io prendo il treno troppo tardi, arrivando a Ca’ Cappello con 6 minuti di ritardo, sudata come gli affettati che compri al supermercato di buon’ora e che estrai dalla borsa-mare alle 13,00. [Per i lettori pignoli: la mia pelle era più simile agli affettati quando li estrai alle 13 dalla borsa frigo, per via del caldo; non agli affettati appena acquistati, di buon’ora.]

Il giorno dopo ho iniziato le centocinquanta ore.

Ufficiosamente, sono la segretaria del signore placido.

È stato subito evidente che il signore placido pensava che avrebbe avuto a che fare con una svampita non troppo sveglia. È altresì evidente che il signore placido fa fatica a fidarsi delle persone, di me in particolare, anche se cerca di non darlo troppo a vedere. Tuttavia, credo che ci sia della stima reciproca, data soprattutto dal fatto che entrambi adoriamo la cedrata, soprattutto – ma non solo! – per quel suo colore che tira su subito il morale.

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