Caro Mane, mi sono innamorata di te

11 settembre 2013 § Lascia un commento

Non in senso letterale.

Oggi, finalmente, è successo qualcosa sul treno. Finalmente i miei noiosi 25 minuti da Venezia Santa Lucia a Mogliano Veneto che solitamente trascorrono fra musi lunghi, sbuffi, ritardi non annunciati, telefonate private che preferirei non ascoltare e pagine di facebook che non si caricano

oggi non sono trascorsi invano. Oggi sul treno, a un passo da me, c’era Mane.

Mane è un quasi-trentenne che porta male gli anni che ha, con dei brutti capelli crespi legati con un elastico e un brutto tatuaggio sul polso sinistro a forma di triangolo. Mane è mancino e oggi aveva una sete pazzesca. Di acqua. Il suo alito però sapeva di alcool.

Ma andiamo con ordine.

Salgo sul treno per Trieste via Udine delle 20,06 e prendo posto nel primo vagone, come sempre. Dato che in corrispondenza del terzo gruppo di sedili c’era un mezzo hipster con gli occhiali da sole nonostante fosse buio, decido di fermarmi prima. Mentre tento insistentemente di caricare la pagina principale di facebook, inizio a sentire quella che mi sembra una telefonata fra il surreale-incattivito e il demenziale e, senza pensarci troppo, inizio a scrivere ciò che sento:

[tono scocciato] Sì, e io sono gay. Sì, sì, forse hai ragione: forse dovevo davvero iniziare a drogarmi. E continuare. Sì, brava. Perché tu sei sposata adesso. Sei sposata con Dio.

[tono sarcastico] Pensa che io ero lesbica prima. Poi ho smesso perché ho capito che non ne valeva la pena.

A questo punto mi rendo conto che non si tratta di una telefonata di un pazzo squilibrato ma si tratta semplicemente di un pazzo squilibrato che parla da solo. Interviene un suo amico che inizia a dire cose noiose pensando di essere simpatico. Il tempo di girarmi e di vedere che il pazzo è il tipo con gli occhiali da sole ed entra una tizia con un cestino in mano, alla quale il pazzo chiede

Hai fatto un pic-nic?

No, ho venduto biscotti.

Insomma, viene fuori che questa è la classica tipa auto-referenziale che millanta di pagarsi viaggi in giro per il mondo vendendo biscotti. Il pazzo cerca di intavolare un dialogo semi-serio con lei, sempre surreale, ma meno surreale dei viaggi pagati coi biscotti, ma il suo amico *profondo* lo interrompe. Segue un noioso dialogo urlato fra i due stronzi (cioè l’amico impegnato e la pazza dei biscotti) in inglese, poi in spagnolo, poi in italiano.

[l’amico stronzo, con tono impegnato] Sì, ora vivo a Parigi e credo non mi stancherò mai di Parigi perché è una città troppo figa.

[il pazzo, con tono grave] Anche io credo non mi stancherò mai della figa.

Segue risata di tutto il vagone (e un mio applauso interiore), eccezion fatta per l’amico serio, punto irreparabilmente nell’orgoglio.

Il pazzo decide di lasciare I Noiosi e di trasferirsi vicino a me; chiede ai tizi di fronte di dove fossero – Di Lecce – e ricomincia con dialoghi surreali molto divertenti.

Si gira verso di me e mi chiede

Che cosa è sto coso; ce lo aveva anche una vecchia prima.

Sono libri digitali. Tutti qui dentro.

Ah, libri.

E te di dove sei? Sei pugliese anche tu?

No, sono lombarda.

Ho molte amiche lombarde. E lesbiche.

Eh…capita.

Adesso chiamo il mio amico Viktor e gli dico che deve chiamare Nando e che deve darsi un tono. Anzi no. Lo chiamo e ci parli tu.

No, io con Viktor non ci parlo.

Ma avevo già il telefono in mano e Viktor aveva già risposto.

[tono interrogativo e voce tremolante] Ciao Viktor… Ehrm, sì, ciao, ehm… sono sul treno e credo che il tuo amico non stia troppo bene. Mi ha detto di chiamarti e di dirti di chiamare Nando, che devi darti un tono. Ma come si chiama il tuo amico? Il proprietario di questo telefono?

Boh, io lo conosco come Mane. Digli che Nando lo chiamo presto ma che lui deve riprendersi.

Mane, ti chiami Mane?

Sì, mi chiamo Mane.

Ma è sempre così Mane?

Posso parlare con il mio amico Viktor, per favore?

Gli passo il telefono e sorrido, mentre la coppia leccese e le mie due vicine di posto mi guardano increduli ma non possono fare a meno di ridere con me della situazione.

Mane continua a parlare con Viktor, dicendo cose senza senso e alla fine dice

Viktor, ti saluto. E ti saluta anche…

Come ti chiami?

Carolina.

Ecco, ti saluta anche Carolina.

Praticamente siamo amici. Mi chiede di dove sono e mi spiega che Bergamo è una città piena di lesbiche, che lui lo sa perché ha passato il fine settimana a Milano con un sacco di lesbiche e 4 erano di Bergamo. Abbiamo girato per locali lesbo e alle 5 del mattina mi ritrovavo in cucina a preparare pasta e carciofi.

Ma non è stagione di carciofi!, ribatto.

Erano quelli congelati del Carrefour.

Che schifezza.

Ma infatti io cucinavo mica l’ho mangiata la pasta coi carciofi! Pasta carciofi e sabbia.

Sabbia?

Sì, perché una la voleva con l’aglio e l’altra con la cipolla. Ma le cipolle non c’erano, allora ho usato il granulato di cipolla liofilizzata ma era andato a male e non si è sciolto; allora era pasta carciofi e sabbia.

La giusta punizione per delle lesbiche.

Lo penso anche io.

Ciao Mane, scendo a Mogliano io. Divertiti. Ma tanto non serve dirtelo, perché tu ti diverti più di tutti quanti.

Dammi un cinque Carolina. Ciao!

Sta sera è ricominciato Chi l’ha Visto e in Cina le donne vengono pagate per fare le pippe (qui tutti i particolari).

Per il resto, il mondo continua a essere una merda, come ben dimostra quest’immagine.

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