“deixei presa a minha alma”

30 settembre 2013 § 1 Commento

Breaking Bad è finito con le lacrime ed è ufficialmente iniziato il periodo A colazione pranzo e cena si ascolta Joanna Newsom.

Chiusa la breve parentesi delle buone notizie, passiamo alla vita vera.

Il giovedì mattina è iniziato con la consapevolezza da parte mia che non è Milano Centrale se non ti si para davanti un trans che ha deciso di non farsi la barba, di rimanere in pigiama e di non togliersi il trucco dalla sera prima. È da sempre l’accoglienza che mi riserva quella bella città.

Ho inoltre concluso che vale la pena fare poche cose nella vita, soprattutto per pochi soldi. Dovrei solo ricordarmelo più spesso.

E niente, quindi in questa epoca tutti viaggiano: nel senso che tutti possono permettersi di prendere un aereo, andare in un punto X del globo e starci per un po’ di tempo (poco, che comunque loro c’hanno un lavoro serio!). Poi tornano a casa. Di solito con molti souvenir di dubbio gusto, un’intera memoria esterna di fotografie e – immancabili – tutti gli accessori che l’hotel offre: saponette, cuffia in plastica per capelli, le marmellate della colazione (tutti i gusti!) e la chiave magnetica dell’hotel. Osano stupirsi del fatto che alla dogana i poliziotti perquisiscano i loro bagagli, sequestrando loro dei sampietrini che loro, i viaggiatori, volevano portare a casa perché li trovavano carini come ferma-carte [true story].

C’è il signore appassionato di maioliche che a un certo punto intercetta il tuo finto interesse nei suoi confronti e ti spiega la storia della sua vita, di come tutto da sempre graviti intorno al concetto di maiolica. Poi, in modo del tutto innocente, ti chiede se secondo te può staccare gli azulejos che si trovano alle pareti delle case.

Si accomodi, come fosse a casa sua.

Ah! e naturalmente azulejo significa azzurro, infatti sono tutti sui toni del blu.

Già.

C’è il belloccio, quello convinto di aver viaggiato e che per dimostrartelo parte per il Portogallo con il passaporto, perché la carta d’identità è proprio da provinciali. E siccome è belloccio allora può permettersi di provarci; e quando con un sorriso freddo gli fai capire che forse non è il caso, ti dice che dovresti vestirti più scollata, che farebbe più piacere a tutti.

Chi altro c’è? Ah sì, naturalmente c’è il sadico, quello che si diverte a farti scherzi di merda in momenti del tutto inopportuni – tipo dirti che qualcuno si è fatto male o che qualcuno si è perso o che qualcun altro ha perso i documenti. E poi c’è il serial killer-stalker, di cui hai molta paura e con il quale ti ritrovi sola in ascensore all’una di notte. Nonostante sia alticcio non lo dà a vedere in nessun modo, la sua espressione facciale è impassibile e ti fissa, senza dire niente. Pochi secondi prima che le porte dell’ascensore si aprano ti fa domande o esclama cose totalmente fuori luogo, come per esempio

Ma qui quanti terremoti ci sono in un anno?

Pensi che pioverà fra qualche ora?

Secondo te questo sacchetto di plastica lo devo buttare o lo tengo?

Finalmente arriva domenica e, finalmente, riesci a far capire che il concetto di giornata libera implica il fatto che ognuno può far quello che gli pare e che il mio personale concetto di fare quello che mi pare implica il fatto di non vedervi per qualche ora, grazie. Finalmente posso dedicarmi alla mia missione vera.

Recuperare il coinquilino della mia amica Ken e consegnargli l’affitto del mese di ottobre.

Bruno, evidentemente, è un uomo all’antica: pur avendo accettato il telefono come mezzo di comunicazione, non legge le mail e, dunque, immagino non sappia dell’esistenza dei bonifici on-line. Non resta che inviargli un sms e attendere.

Ecco, infatti mi chiama immediatamente:

– Allora, Bruno, dove ci incontriamo?

– Dunque, io lavoro in un bar che si chiama O das Joanas [lett: Quello delle Giovanne] a Largo do Intendente. Conosci il posto, no?

– Mmm, sì, ehrm… ripetimi un po’ il nome del bar per favore.

– Os. das. Joanas.

– Ok, arrivo sicuro prima di pranzo.

Ripasso mentalmente le zone di merda di Lisbona e, non so perché, questo Intendente mi dice qualcosa. Ma forse sono solo molto stanca e mi ricordo male. Googlo veloce e mi appare un articolo del Público che parla bene di questo barettino hipster pieno di torte biologiche.

Ok, a due passi dal centro, vicino alla Mouraria. Beh, mal che vada sarà pieno di gente con ciuffi lunghi e pantaloni brutti. La voce interiore continua a dirmi Sì, cazzo, è il posto degli spacciatori. Ma l’altra voce continua a zittirla: sei troppo stanca, lascia fare che è sicuro.

Benissimo, si parte. Marques de Pombal, Avenida da Liberdade e poi mi butto a sinistra, in una via qualsiasi. Cammina, cammina e finalmente vedo Lisbona, la ritrovo, dio come mi mancavi. Sorriso stampato in faccia e il disagio che a poco a poco si fa spazio. Soprattutto, tutti che ti guardando con questi volti scorbutici e son tutti lì a chiedersi se sei lì per la droga anche tu o meno.

Finalmente vedo la piazzetta e capisco che non c’è nulla da temere: c’è uno studente di architettura che ha pensato bene di sedersi su una panchina a disegnare uno dei portoni storici ai lati della piazza. Fanno fuori prima lui di me, penso.

E il bar è lì, totalmente fuori luogo con questo stile contemporaneo e giovane, colorato e pieno di dolci alternativi che se la tirano. Bruno è tutto gentile, mi offre un caffé e accoglie drogati, spacciatori e senza tetto con pacata serenità. Mi chiedo da quanti giorni siano lì quelle torte, data la clientela che bazzica il posto.

Mi spiega che la zona é molto migliorata da quando un politico X é venuto ad abitare lì vicino.

È tempo di andare. Ciao, Bruno, è stato un piacere. Ci rivediamo presto, mi sa che verrò a trovare la Fede spesso.

Direzione Baixa, si passa per la Mouraria. Su un muro ci sono le parole di un fado di Amália Rodrigues.

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