crisi mistiche

5 ottobre 2013 § Lascia un commento

L’altro giorno raccontavo alla mia amica Ken di quando, fino a qualche mese fa, preparavo pane e dolci.
Mi rivedevo in quel posto caldo, a cercare di capire ingredienti e modi di pensare meticolosamente impacchettati dentro a foglie di banano.
Ultimamente avevo lasciato un po’ perdere Timor: avevo deciso che era meglio ri-focalizzarsi sull’Occidente, per cercare di fare ordine e altre cazzate di questo tipo.

Poi l’altro giorno, in quello che la mia amica Ken ha definito in termini tecnici “uno svarione da chilo”, ho capito di averla presa per mano, la mia amica Ken, e di averle fatto vedere Timor come l’avevo visto io e anche lei l’ha visto, senza aver assunto droghe pesanti e mi ha vista dall’altra parte del mondo “a integrarti perfettamente con questa realtà totalmente altra”. Mi vuole bene la mia amica Ken, vero? E mi sopravvaluta anche un bel po’, vero?

Ma non importa, oggi io ho unito i puntini, ho capito, cazzo!

Stamattina la prima domanda della mia relatrice è stata “Allora, sei pronta per scrivere?” e ho capito che sta andando tutto secondo i piani: è normale tornare e non avere la minima intenzione di riprendere le interviste, i libri e l’antropologia. Ho anche capito che non sarò mai pronta per scrivere ma a un certo punto il bisogno di raccontare è più forte della voglia di staccarsi dal tropico. Per il semplice fatto che raccontare è ricordare e ricordare è un po’ rivivere. E ho infine capito che la voglia di riprendere l’antropologia come facevo due anni fa non ce l’avrò mai più ma che grazie a quell’antropologia sono andata e tornata e adesso è bene che racconti.

E allora, iniziamo.

Sì, da dove?

Dai tuoi errori.

sgrunt

Sì, nel senso che l’unico ordine che puoi avere in mente, tornata dal tropico, è quello attraverso cui *tu* hai capito le cose e alla tesi va dato quest’ordine: si parte dall’inizio e piano piano si arriva alla fine, al 15 maggio, quando in lacrime ho detto Arrivederci al coccodrillo sopito dall’altra parte del mondo. E credo che il concetto di ricerca stia proprio nel fatto di fare presente al mondo che sono stati gli errori a farti capire le cose, altrimenti ce ne stavamo a casa tutti imparati e fine, no?

17 gennaio duemilatreci 

È la felicità come un dipinto –

quando la guardi attraverso il dolore –

più bella proprio

perché irraggiungibile –

La montagna – a distanza –

è avvolta d’ambra –

se ti avvicini l’ambra si ritrae –

un poco – ed ecco i cieli –

Emily Dickinson

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