Il racconto delle uova

11 ottobre 2013 § Lascia un commento

o Del mettere in prospettiva con anni di ritardo

Parte III

Da un’altra prospettiva

In questa breve parte del racconto, cari lettori, succede che l’io-narrante ci abbandona. Sale sulla scena l’altra, quella che vive a Lisbona e che sta vivendo le pene dell’inferno perché è da circa due mesi che non riceve più notizie da quello che – teoricamente – è ancora il suo fidanzato. Disposta al dialogo quanto un’Erinni, su consiglio di amici e conoscenti, decide di andare a chiedere informazioni al diretto interessato che è a casa da solo, ignaro del futuro che lo attende.

L’io-narrante immaginatevelo dove vi pare, sappiate che torna a casa per cena e dalla strada vede la luce della camera del suo presunto compagno spenta. Inizialmente pensa dei grossi BAH, in seguito telefona senza ricevere risposta, infine inizia a chiedere informazioni a colleghi e amici, finché dal terrazzino non spunterà uno stendino con vestiti e biancheria inequivocabilmente femminili.

Dalla bottega del signore sotto casa le uova prenderanno il volo per schiantarsi sui vetri delle finestre del numero 5.

 *

Mutande viola col pizzo finto. Che classe. Complimenti. Chissà che ci finisca sopra una bella malattia e che mettano in quarantena il vostro appartamento, piccioncini.

Ero lì, che aspettavo che il riso si cucinasse e guardavo fuori dalla finestra come le vecchie che non hanno una vita da vivere – quando suona il campanello. Chi cazzo è a quest’ora?

– Ragazze, aspettate qualcuno?

Apro. E’ la proprietaria delle mutande viola, tutta spettinata e col fiatone.

In uno strambo portoghese con un forte accento teutonico cerca di dirmi che si scusa e che ha già profato con tutti i ficini, ha anche profato a fetere nella potteka qui ficino che però è chiusa e Inzomma, a quest’ora sempra impossipile trofare telle uòfa a in qvesta città! Te ne posso chietere tue? Mi zerfono tue uòfa.

La guardo negli occhi con un vago senso di disprezzo, faccio un lungo tiro di sigaretta e rientro in casa.

Intercetto lo sguardo della mia coinquilina intelligente, la quale mi guarda terrorizzata consapevole del fatto che una bomba H sta per cadere all’incrocio fra Rua da Saragoça e Rua António Vasconcelos. Perfino quella cretina capisce che sta succedendo qualcosa, tanto che smette di limarsi le unghie per circa 5 secondi. Riprende subito dopo dicendo che c’è puzza di fumo. La zittisco incenerendola con lo sguardo mentre penso a dove cazzo incartare queste uova di merda.

Adela mi passa un sacchettino di carta marrone, ci metto le uova e vado verso la porta.

Le sorrido, le porgo il sacchetto e mi ringrazia con un sacco di smorfie da femmina.

Spengo la sigaretta, riprendo il sacchetto dalle sue mani, tiro fuori un uovo e glielo schiaccio sulla testa.

– L’altro tienilo per Eduardo.

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